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Daniela Dessì è un sontuoso
soprano lirico che sa affrontare con competenza anche la rovente
tessitura di Aida; la natura del suo strumento e il belcanto
innato nel suo stile le permettono di sottolineare i momenti
lirici con un gran de abbandono. Il temperamento da leonessa, la
grinta di un fraseggio innervato da forte tensione danno ai
passi pili concitati la necessaria penetrazione, senza che la
Dessì debba forzare o cercare di assomigliare a quello che in
gergo si intende per voce verdiana. La Dessì, semmai, è un'altra
convincente dimostrazione di quanto sia erronea la concezione
tradizionale e come voci più schiettamente liriche
possano assecondare con maggiore verità la lettera dello
spartito.
Ho ascoltato con vivo piacere
Fabio Armiliato che ha offerto una bella prova. Ha eseguito con
convinzione "Celeste Aida" e ha sottolineato il lirismo della
pagina con morbida emissione e belle sfumature. Ha dominato con
sicurezza l'intera parte con momenti particolarmente pregevoli
nel III atto (specialmente "Sovra una terra estranea") e
nell'intero IV atto (con una menzione per il II quadro, dove,
soprattutto nell'inno conclusivo, Armiliato asseconda a dovere
la linea e le indicazioni verdiane che invitano al canto dolce e
sfumato.
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La recita del 19
ha riscosso inve un successo trionfale con
torrenziali applausi a scena aperta ed un consenso
che di atto in atto è cresciuto fino all' apoteosi
finale per Bruno Bartoletti e i suoi cantanti.
Giancarlo
Landini L'OPERA Luglio 2005 |
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